NASCE IL CANTICO DELLE CREATURE
1591 43. Francesco soggiornò a San Damiano
per cinquanta giorni e più. Non essendo in grado di
sopportare di giorno la luce naturale, né durante la
notte il chiarore del fuoco, stava sempre nell'oscurità
in casa e nella cella. Non solo, ma soffriva notte e giorno
così atroce dolore agli occhi, che quasi non poteva
riposare e dormire, e ciò accresceva e peggiorava queste
e le altre sue infermità.
Come non bastasse, se talora voleva riposare e dormire, la
casa e la celletta dove giaceva (era fatta di stuoie, in un
angolo della casa) erano talmente infestate dai topi, che
saltellavano e correvano intorno e sopra di lui, che gli riusciva
impossibile prender sonno; le bestie lo disturbavano anche
durante l'orazione. E non solo di notte, ma lo tormentavano
anche di giorno; perfino quando mangiava, gli salivano sulla
tavola. Sia lui che i compagni pensavano che questa fosse
una tentazione del diavolo: e lo era di fatto.
Una notte, riflettendo Francesco alle tante tribolazioni cui
era esposto, fu mosso a pietà verso se stesso e disse
in cuor suo: «Signore, vieni in soccorso alle mie infermità,
affinché io possa sopportarle con pazienza!».
E subito gli fu detto in spirito: «Fratello, dimmi:
se uno, in compenso delle tue malattie e sofferenze, ti donasse
un grande prezioso tesoro, come se tutta la terra fosse oro
puro e tutte le pietre fossero pietre preziose e l'acqua fosse
tutta profumo: non considereresti tu come un niente, a paragone
di tale tesoro, la terra e le pietre e le acque? Non ne saresti
molto felice?».
Rispose Francesco: «Signore, questo sarebbe un tesoro
veramente grande e incomparabile, prezioso e amabile e desiderabile».
La voce concluse: «Allora, fratello, sii felice ed esultante
nelle tue infermità e tribolazioni; d'ora in poi vivi
nella serenità, come se tu fossi già nel mio
Regno».
Alzandosi al mattino, disse ai suoi compagni: «Se l'imperatore
donasse un intero reame a un suo servitore costui non ne godrebbe
vivamente? Ma se gli regalasse addirittura tutto l'impero,
non ne godrebbe più ancora?». E soggiunse: «Sì,
io devo molto godere adesso in mezzo ai miei mali e dolori,
e trovare conforto nel Signore, e render grazie sempre a Dio
Padre, all'unico suo Figlio, il Signore nostro Gesù
Cristo e allo Spirito Santo, per la grazia e benedizione così
grande che mi è stata elargita: egli infatti si è
degnato nella sua misericordia di donare a me, suo piccolo
servo indegno ancora vivente quaggiù, la certezza di
possedere il suo Regno.
1592 Voglio quindi, a lode di Lui e a mia consolazione
e per edificazione del prossimo, comporre una nuova Lauda
del Signore per le sue creature. Ogni giorno usiamo delle
creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il
genere umano molto offende il Creatore. E ogni giorno ci mostriamo
ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode,
come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene».
E postosi a sedere, si concentrò a riflettere, e poi
disse:
«Altissimo, onnipotente, bon Segnore...».
Francesco compose anche la melodia, che insegnò ai
suoi compagni.
Il suo spirito era immerso in così gran dolcezza e
consolazione, che voleva mandare a chiamare frate Pacifico
- che nel secolo veniva detto "il re dei versi"
ed era gentilissimo maestro di canto -, e assegnargli alcuni
frati buoni e spirituali, affinché andassero per il
mondo a predicare e lodare Dio.
Voleva che dapprima uno di essi, capace di predicare, rivolgesse
al popolo un sermone, finito il quale, tutti insieme cantassero
le Laudi del Signore, come giullari di Dio. Quando fossero
terminate le Laudi, il predicatore doveva dire al popolo:
«Noi siamo i giullari del Signore, e la ricompensa che
desideriamo da voi è questa: che viviate nella vera
penitenza».
E aggiunse: «Cosa sono i servi di Dio, se non i suoi
giullari che devono commuovere il cuore degli uomini ed elevarlo
alla gioia spirituale?». Diceva questo riferendosi specialmente
ai frati minori, che sono stati inviati al popolo per salvarlo.
Le Laudi del Signore da lui composte e che cominciano: «Altissimo,
onnipotente, bon Segnore», le intitolò: Cantico
di fratello Sole, che è la più bella delle creature
e più si può assomigliare a Dio. Per cui diceva:
«Al mattino, quando sorge il sole, ogni uomo dovrebbe
lodare Dio, che ha creato quell'astro, per mezzo del quale
i nostri occhi sono illuminati durante il giorno. Ed a sera,
quando scende la notte, ogni uomo dovrebbe lodare Dio per
quell'altra creatura: fratello Fuoco, per mezzo del quale
i nostri occhi sono illuminati durante la notte».
Disse ancora: «Siamo tutti come dei ciechi, e il Signore
c'illumina gli occhi per mezzo di queste due creature. Per
esse e per le altre creature, di cui ogni giorno ci serviamo,
dobbiamo sempre lodare il Creatore glorioso».
Egli fu sempre felice di comportarsi così, fosse sano
o malato, e volentieri esortava gli altri a lodare insieme
il Signore. Nei momenti che più era torturato dal male,
intonava le Laudi del Signore, e poi le faceva cantare dai
suoi compagni, per dimenticare l'acerbità delle sue
sofferenze pensando alle Laudi del Signore. E fece così
fino al giorno della sua morte.